Stalking

CHE COS’È,  I COMPORTAMENTI PER INDIVIDUARE IL REATO, LA CONDANNA

stalking

Che cosa significa “stalking”?

«Stalking» è una parola inglese e significa letteralmente “fare la posta”. Con questo termine si è soliti definire un insieme di comportamenti vessatori, sotto forma di minacce, molestie atti lesivi continuati nel tempo, che inducono nella persona che li subisce un disagio psichico, fisico e un ragionevole senso di timore e uno stato di ansia e paura.

Come accorgersi di essere vittima di uno stalker?

Se ricevi continuamente telefonate e sms insistenti, e-mail ingiuriose o minacciose, se sei inseguita o aggredita verbalmente e/o fisicamente, se noti appostamenti fuori casa tua, se vengono diffusi a tua insaputa tue foto o il tuo numero di telefono, se viene violato l’account della tua posta personale o di un social network, se vengono danneggiati la tua macchina o il motorino, se viene fatto del male ai tuoi animali, se ricevi regali o ordini non desiderati, se trovi frasi “amorose” o ingiuriose a te destinate su muri o manifesti davanti a casa tua, allora sei di fronte a veri e propri atti persecutori e perciò vittima di stalking.

Quali sono i motivi che spingono uno stalker a perseguitare la sua vittima?

In linea di massima il movente principale delle condotte persecutorie è il controllo, la limitazione della libertà della persona che il persecutore vuol far sentire in sua balìa, per disporre di lei a suo piacimento, aiutato dalla condizione di stress in cui la vittima viene a trovarsi. Lo stalker può essere una persona nota o sconosciuta, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un ex partner; le vittime sono soprattutto le donne, ma talvolta anche gli uomini. In particolare – quando il persecutore è un ex – c’è la voglia di vendetta, magari per essere stati lasciati o per incapacità di affrontare l’abbandono.

Chi subisce atti persecutori o molestie assillanti ha spesso difficoltà a parlarne con qualcuno e a chiedere aiuto: per paura, vergogna o nella speranza di saper gestire in proprio la situazione e che tutto finisca al più presto. Non di rado, purtroppo, la vittima sottovaluta il rischio.

Quali sono i comportamenti che costituiscono condotte assimilabili al reato di stalking? [fonte: Diritto 24 – Il Sole 24 Ore]

Lo stalking non è un fenomeno omogeneo sicché non è possibile ricostruire un perfetto modello di condotta tipica, né tantomeno, un profilo tendenziale del cosiddetto stalker. Nella maggior parte dei casi (circa il 70% – 80%) i comportamenti assillanti provengono da uomini, di solito partner o ex partner della vittima, ma il persecutore potrebbe essere anche un collaboratore, un amico, un conoscente, un vicino di casa: non sempre, peraltro, il molestatore assillante tende ad identificarsi in un soggetto con precedenti penali, affetto da disturbi mentali o, ancora, dedito all’abuso di sostanze stupefacenti o alcoliche, come solitamente si pensa.

Quanto alla gamma delle condotte che possono ritenersi molestia assillante o atto persecutorio è piuttosto varia. Al di là delle modalità specifiche che contraddistinguono i singoli episodi di persecuzione, in genere, il reato si realizza attraverso la combinazione di più azioni moleste: potrebbe, infatti, realizzarsi tramite il sorvegliare, l’inseguire, l’aspettare, il raccogliere informazioni sulla vittima, il seguire i suoi movimenti, ed ancora, attraverso le intrusioni, gli appostamenti sotto casa o sul luogo di lavoro, i pedinamenti e i tentativi di comunicazione e di contatto di vario tipo. Costituisce stalking anche la diffusione di dichiarazioni diffamatorie ed oltraggiose a carico della vittima, ed, ancora, la minaccia di violenza, non solo nei suoi confronti, ma anche rispetto ai suoi familiari, ad altre persone vicine o contro animali che le siano cari.

In genere, quel che contraddistingue le molestie assillanti è un’ossessione dinamica, in continua crescita, alimentata dalla continua esigenza dello stalker di soddisfare le proprie emozioni, i propri impulsi e desideri con stimoli crescenti, sempre nuovi, volti al proprio appagamento: ecco che in un arco temporale variabile comportamenti che in genere sarebbero assolutamente innocui potrebbero trasformarsi sino a degenerare, manifestandosi in concreto particolarmente aggressivi e violenti.

Qualunque sia la sua modalità di esternazione, è essenziale che il contegno dell’agente cagioni nella vittima “un grave disagio psichico” ovvero determini “un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina” o, comunque, pregiudichi “in maniera rilevante il suo modo di vivere”: in altri termini cioè, affinché la condotta persecutoria sia penalmente rilevante, è necessario che gli atti reiterati dello stalker abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima.

Si tenga presente che la condotta però può ritenersi penalmente rilevante a condizione che essa sia reiterata nel tempo: come dire che non rilevano gli atti persecutori perpetuati in sé, quanto piuttosto la loro abitualità e continuità.
Attenzione! Non si deve confondere lo stalking con il corteggiamento insistente da parte di una persona appena conosciuta, né se un ex partner persevera per un certo periodo a inviare qualche messaggio anche quando gli è stato detto che è finita.

Lo stalking è un reato. Come viene punito? [fonte Diritto 24 – Il Sole 24 Ore]

L’art. 612 bis c.p., al primo comma, punisce la condotta di chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita con la reclusione da sei mesi a quattro anni, salvo che il fatto non costituisca più grave reato.

Ai sensi del secondo comma, inoltre, la pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

Il comma successivo prevede un aumento della pena fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992,n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

In genere la procedibilità è a querela della persona offesa, con termine per la sua proposizione di sei mesi (anziché di tre mesi, come per quasi tutti gli altri reati).

Può, tuttavia, procedersi d’ufficio, quando il fatto viene commesso nei confronti di un minore di età oppure di una persona con disabilità (l. 104/1992) nonché quando il fatto viene connesso con altro delitto per cui debba procedersi d’ufficio.

Il reato è altresì procedibile d’ufficio quando il soggetto sia stato ammonito ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 8 del d.l. n. 11/2009, convertito in lleggen. 38/2009. Secondo questa recente normativa, infatti, fino a quando non viene proposta querela per il reato di stalking, la persona offesa ha facoltà di esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza, avanzando richiesta al questore di “ammonimento” nei confronti dell’autore della condotta. La richiesta avanzata viene quindi trasmessa, senza ritardo, al questore, il quale assunte ove necessario le informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, nel caso in cui ritenga l’istanza fondata, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento. Dopo tale ammonimento, una eventuale ulteriore condotta persecutoria renderà il reato, come testé evidenziato, procedibile d’ufficio.

Che cos’è l’ammonimento?

La denuncia non è l’unica strada perseguibile. Ad essa, infatti, il legislatore ha affiancato l’ “ammonimento” che consente ad una vittima di segnalare il proprio stalker alla Questura la quale provvederà, assunte sommarie informazioni, a convocarlo intimandogli la cessazione immediata di ogni condotta molestatoria. Se poi quest’ultimo dovesse proseguire saranno le forze dell’Ordine a procedere d’ufficio.
Un simile strumento ha sicuramente più presa sugli adolescenti che spesso, essendo chiamati dalle forze dell’ordine vengono impauriti a tal punto da cessare la propria condotta.

Come si fa a richiedere l’ammonimento?

La vittima di stalking deve presentare istanza di ammonimento presso qualsiasi ufficio di polizia o comando dei carabinieri oppure direttamente presso gli uffici della Divisione Polizia Anticrimine della Questura. Con la ricezione di tale istanza (che deve essere compilata in maniera accurata e documentata per dimostrarne la fondatezza), il Questore procede ad ammonire oralmente il soggetto nei cui confronti è stato chiesto il provvedimento, invitandolo a tenere un comportamento conforme alla legge e valutando nei suoi confronti l’adozione di eventuali provvedimenti in materia di armi e munizioni. Dell’ammonimento viene redatto un verbale di cui una copia è rilasciata alla vittima ed una all’ammonito.
Importante! Se l’autore dei comportamenti persecutori – nonostante l’ammonimento – continua la sua azione e la vittima lo riferisce alle Autorità competenti, questi verrà perseguito penalmente d’ufficio, subendo un aumento della pena.

Linee guida essenziali per la compilazione dell’istanza di ammonimento:

  • è necessario che la narrazione dei fatti sia scritta in maniera chiara e con una successione cronologica degli eventi (che devono essere ancora in corso), mettendo in evidenza le eventuali relazioni coniugali o affettive che sono intercorse con lo stalker;
  • è importante citare eventuali persone che hanno assistito ai fatti accaduti e che possano riferire all’autorità di Pubblica Sicurezza in caso dell’ammonimento e poi dinnanzi al Giudice se si decide di sporgere querela;
  • è importante documentare lo stato di ansia e paura (certificati medici ecc.);
  • è necessario allegare alla richiesta tutta la documentazione di cui si è in possesso: fotografie, sms, riprese video (anche a mezzo cellulare), referti medici, lettere, ecc;
  • l’istanza va depositata in Questura.

Qui il link al modulo di istanza di ammonimento.

Che cosa succede alla vittima quando lo stalker continua e non viene arrestato?

Con la legge 38/2009 è stato introdotto l’articolo 282-ter del Codice di procedura penale, per cui il Giudice può disporre il “divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”. Il Giudice ordina all’autore di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima o (in determinate circostanze) dai suoi figli e/o dai conviventi, dai parenti o comunque da persone legate da relazione affettiva, e di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone. Inoltre, può vietargli di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le dette persone o ordinare modalità e imporre limitazioni quando la frequentazione dei luoghi con queste sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative. Nei casi più gravi il giudice può disporne la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari.  Ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni, l’art. 282-quater prevede l’obbligo da parte dell’autorità giudiziaria di comunicare all’autorità di Pubblica Sicurezza competente i provvedimenti adottati ai sensi dell’art. 282-ter nonché di darne comunicazione alla persona offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio.

 

Alcuni consigli utili:

Se hai preso consapevolezza del problema, hai già compiuto il primo passo per risolverlo.

Informati sull’argomento e adotta dei comportamenti tesi a scoraggiare – fin dall’inizio – lo stalker. Di fronte ad una relazione indesiderata è necessario “dire no” in modo chiaro e fermo, evitando improvvisate interpretazioni psicologiche o tentativi di comprensione che potrebbero rinforzare i comportamenti persecutori.

Sebbene possa risultare difficile gestire lo stress senza reagire, sappi che lo stalker si sente più potente se la vittima manifesta paura o reagisce con rabbia né lo dissuadono le minacce di denuncia: meglio allora dimostrare indifferenza.

Però non devi mai sottovalutare il rischio, quindi prendi le dovute precauzioni.

Cerca di essere prudente: quando esci di casa evita di seguire sempre gli stessi itinerari e di fermarti in luoghi isolati e appartati.

In caso di molestie telefoniche, tenta di ottenere una seconda linea e utilizza progressivamente solo quest’ultima. Registra le chiamate (anche quelle mute): ricorda che per far questo è necessario, al momento della telefonata, rispondere e mantenere la linea per qualche secondo (senza parlare), in modo da consentire l’attivazione del sistema di registrazione dei tabulati telefonici.

Tieni un diario per riportare e poter ricordare gli eventi più importanti che potrebbero risultare utili in caso di denuncia.Raccogli più dati possibili sulle molestie subite: per esempio, conserva eventuali lettere, sms o e-mail a contenuto offensivo o intimidatorio.

Tieni sempre a portata di mano un cellulare per chiamare in caso di emergenza: se ti senti seguita o in pericolo, chiedi aiuto, chiama un numero di pronto intervento come il 112 o il 113 oppure rivolgiti al più vicino Comando Carabinieri o Ufficio di Polizia.

Attenzione! Presso il Dipartimento per le Pari Opportunità è stato istituito il numero verde di pubblica utilità 1522, pensato per fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di stalking e violenza. Il numero è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno ed è accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile.
Le operatrici telefoniche dedicate al servizio forniscono informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti a livello locale, oltre ai numeri telefonici dei Centri antiviolenza presenti in Italia.

 

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