SPECIALE GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Oggi, 25 novembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Per combattere in difesa delle vittime e per sperare in futuro migliore, per tutti.

Permettetemi quindi di affrontare con voi alcune riflessioni su un fenomeno che, purtroppo, è uno dei più diffusi per quanto riguarda la violazione dei diritti umani. La violenza maschile contro le donne, infatti, attraversa confini e culture, può prendere varie forme e  riguarda il mondo intero.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), siamo di fronte a “un problema di salute di proporzioni globali enormi” che colpisce un terzo delle donne nel mondo. Come emerge dai dati dell’ultimo rapporto pubblicato dall’Oms, il 35% delle donne, ovvero 1 su 3, subisce nel corso della vita qualche forma di violenza. La più comune è quella domestica: quasi un terzo (30%) delle donne che sono state in un rapporto di coppia ha subito qualche forma di violenza fisica e/o sessuale da marito o compagno. A livello globale, ben il 38% dei femminicidi sono commessi dal partner. Tra le molteplici forme di violenza ricordiamo anche le mutilazioni genitali femminili (MGF) e i matrimoni forzati e/o precoci che coinvolgono milioni di giovanissime in tutto il pianeta.

In Europa la situazione migliora rispetto ad altre aree del pianeta ma non è abbastanza: da quanto emerge dal rapporto dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali  sono 62 milioni le donne che hanno subito violenze fisiche o sessuali (o entrambe) a partire dall’adolescenza. Una su tre di tutte quelle tra i 15 e i 74 anni che vivono nei 28 Paesi dell’Unione Europea. Non solo, quasi sette su dieci (il 67%) tra coloro che hanno subito abusi dal partner non lo hanno denunciato né si sono rivolte a centri antiviolenza. La percentuale sale al 74% se gli abusi sono commessi da persone diverse dal partner.

in Italia? Secondo le elaborazioni effettuate dall’Istat, a partire dai dati del Ministero dell’interno, risulta come il femminicidio abbia ancora dati inquietanti: ogni due giorni una donna viene uccisa. Solo lo scorso anno le vittime di femminicidio sono state 120, uccise da un marito, un fidanzato, un convivente. Inoltre circa sette milioni di donne hanno subito qualche forma di violenza o abuso nel corso della loro vita.
Il fenomeno resta di enormi proporzioni e i numeri parlano chiaro: dalle violenze domestiche allo stalking, dallo stupro all’insulto verbale, la vita femminile è costellata di violazioni della propria sfera intima e personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne profondamente l’indipendenza e la libertà di scelta.
Ed è proprio in nome di questi numeri agghiaccianti che è importante che della violenza di genere se ne parli ogni giorno e che si sensibilizzino le persone nei confronti di questa tematica.

Il tragico estremo è rappresentato dal femminicidio che, anche se nel nostro Paese è in leggero calo rispetto agli anni precedenti, dimostra di essere ancora un reato diffuso ed un problema che necessita di una risposta non solo giudiziaria, ma culturale ed educativa. Oltre alle leggi, infatti, serve un intervento esteso, permanente e profondo da parte delle Istituzioni e a tutti i livelli. È necessario lavorare sul piano culturale e sociale, aiutando i giovani a rispettarsi reciprocamente, e questo deve iniziare dalle scuole e dalle famiglie.

Cerchiamo di mettere da parte la retorica e di costruire insieme una cultura nuova del rispetto. Ogni azione che contrasta un atteggiamento violento verso le donne è un obiettivo raggiunto per tutte e tutti noi. Solo unendo le nostre forze, al di là di ogni colore partitico, potremmo iniziare a cambiare veramente le cose.

Mi auguro che, nella prossima legislatura, venga inserita nell’agenda di governo un piano concreto e dettagliato per contrastare la violenza di genere. Aumentando, ad esempio, i centri per uomini violenti – ne ho parlato tempo fa in questo articolo, denunciando il fatto che ce ne sono solo 15 e nessuno al sud del Lazio! -, inserendo le donne vittime di violenza nelle categorie protette quando si trovano costrette a cercare un nuovo lavoro e investendo su campagne di sensibilizzazione nelle scuole. Insomma, di lavoro da fare ce n’è ancora molto. E non dobbiamo mai smettere di occuparcene. Perché la parità di genere è una questione di civiltà e una battaglia che dobbiamo vincere tutti insieme. Uomini e donne, uniti.

Ps. Da calciatrice e tifosa, la delusione per l’esclusione della nazionale italiana maschile dai mondiali di calcio è davvero tanta. Ma c’è ancora una bella notizia: il 28 novembre le nostre donne scenderanno in campo per la qualificazione ai Mondiali di Francia 2019 contro il Portogallo. Ho deciso di unirmi anch’io alla campagna #AzzurreSuRaiUno, promossa da “Assist – Associazione Nazionale Atlete”, per chiedere che questa partita possa essere trasmessa sulla tv di Stato. Sarebbe un’importante gesto di attenzione e sensibilità, anche nel favorire quella cultura del rispetto per le donne su cui in tante ci stiamo battendo.

Un abbraccio a tutte e a tutti voi,
Lara

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