LA STORIA DI ENZA E LA LIBERTÀ DI ESSERE DONNE (VERE)

La mia vita da giornalista mi obbliga ad interfacciarmi con tante persone. Spesso, la mia socievolezza si traduce in “disponibilità sessuale” agli occhi di uomini abituati a vivere in una società retrograda, dopo secoli di schiavitù e servilismo castrante. 
Vivo nel Sud Italia, dove la donna è ancora considerata l’angelo del focolare, la creatura che deve ricoprire un ruolo subordinato al mondo maschile. Tutto ciò accade nel mondo della politica, del giornalismo, dello show-business, delle politiche sociali, della sanità. 
Insomma la donna deve semplicemente essere relegata alla sua “casalinghità”. 
Nel corso della mia vita, ho cercato di superare le barriere del “tetto di cristallo” conquistandomi il mio posto nel mondo, come una donna capace di esprimere il suo punto di vista sulle cose, e che non rinnega la sua femminilità in un mondo a portata di uomini.
Non sempre ci riesco, direi che è una battaglia ancora aperta, nonostante provi a combatterla tutti i giorni. 
Si perché vivo in un territorio complesso, fatto di omertà, competitività, disagio sociale. Mi rapporto in maniera diversa dalle solite concittadine e ciò probabilmente diventa motivo di offese, oppure di pettegolezzi. Tutto ciò l’ho superato da tempo, ma con l’evoluzione tecnologica, le attività di mobbing e dunque di stalking, si “aggiornano” alla versione 3.0 trovando su Facebook il canale di “sfogo”. Vorrei una nuova legge per sentirmi una donna che apprezza il suo lavoro nella libertà di poterlo esprimere al meglio.
Vorrei essere una blogger, una giornalista pubblicista, una docente, in una realtà del Sud e non dovermi per forza trasferire a Milano. 
Vorrei vestire seguendo il mio stile, e non sentirmi giudicata solo perché un giorno d’estate preferisco una gonna al classico paio di jeans! 
Lo Stato, spero stavolta stia con noi.
Grazie Lara, per questo spazio di condivisione. Le sarò sempre solidale. Ogni donna può e deve esprimere il suo modo di stare al mondo.
Enza Angela Massaro

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