LA STORIA DI NINA: TRA VIOLENZA E VOGLIA DI RICOMINCIARE

Iniziamo con la storia di Nina, donna siciliana ripetutamente picchiata e minacciata di morte dal suo ex fidanzato. Nina vive col terrore che il suo ex si rifaccia vivo e le faccia del male.

A causa delle violenze subite, ha dovuto affrontare una serie di interventi e tuttora è seguita da un medico. Tra poco inizierà la fisioterapia e, chissà, una nuova vita lontano dalla persona che per anni l’ha fatta soffrire.

Nonostante le difficoltà che riscontra tutti i giorni, Nina è una persona coraggiosa che non demorde. Ha deciso di denunciare il suo ex e raccontare la sua storia: vuole lottare per tutte le donne che non ce l’hanno fatta.

Noi le siamo vicine e chiediamo a tutti voi di diffondere la sua storia, in modo da aumentare la consapevolezza sul problema della violenza sulle donne.

Tre anni fa ho conosciuto un uomo. Gli ho dato un tetto e da mangiare. Per un po’ di tempo abbiamo vissuto insieme a casa mia. Per stare meglio economicamente, abbiamo deciso accudire il padre invalido. In otto giorni, però, alla prima pensione del padre, il mio ex ha speso tutti i 1500 euro. Usciva di casa e restava fuori 4-5 ore… io pensavo andasse a donne. Invece, aveva ricominciato con l’eroina. Quando era in astinenza mi picchiava. Ho provato a dirgli che me ne sarei andata ma lui mi picchiava ancora di più.

La prima volta che mi picchiò fu uno schiaffo e mi ruppe gli occhiali. La seconda volta, un morso al naso e mi causò un’emorragia. Una volta mi svegliai tutta dolorante e gli chiesi di portarmi all’ospedale. Mi disse che ero caduta dal letto… ovviamente non era vero. All’ospedale mi diagnosticarono un trauma cranico, un ematoma in testa, mi trovarono costole e vertebre fratturate. La clavicola era fratturata in tre parti e avevo una frattura anche all’osso occipitale. Il polmone non funzionava. Ero distrutta. E non ricordavo nulla. L’ospedale avvisò la polizia e le autorità del mio paese. Una volta uscita dall’ospedale, lui era lì. Gli dico che voglio tornare a casa da sola. Ma lui si arrabbia, va su tutte le furie e mi aggredisce col bastone del padre lussandomi la mano e facendomi degli ematomi in tutte le gambe. Mi urla di non denunciarlo perché altrimenti mi avrebbe ammazzata. Per paura, davanti a lui dissi che non l’avrei fatto. In passato – ho scoperto poi – quando aveva 23 anni uccise un uomo e si fece 19 anni di galera. Una volta tornata a casa, invece, lo denunciai. Non potevo fargliela passare liscia anche questa volta. Non ce la facevo più. In qualche modo dovevo difendermi, tutelarmi. Ero terrorizzata ma sapevo che dovevo lottare. Così andai dalla polizia e lo denunciai. Ora lui è da maggio dello scorso anno agli arresti domiciliari. Gli hanno dato 4 anni ma probabilmente ricorrerà in appello e in Cassazione.  

Se la passa sicuramente meglio di me. Viene accudito dalla sorella e vive nella casa in campagna del padre. Io vivo con 291 euro al mese, i danni che mi ha causato non possono essere risarciti e gli interventi alla clavicola che ho subito mi impediscono al momento di lavorare.

Sono stata ospite in alcuni centri anti-violenza ma si trovavano tutti molto vicini a lui. Non mi sentivo al sicuro. E inoltre, se devo essere sincera, non li ho trovati nemmeno così efficienti. Così ora vivo a casa ma mi sento giù di morale, esco pochissimo se non per andare a fare la spesa o in farmacia. Mi sento sola e vivere in un piccolo paese dove tutti parlano (e sparlano) non mi fa stare bene. Spero presto di andarmene. Voglio ricominciare una nuova vita, distante da lui. Voglio lavorare e spero, dopo la fisioterapia, di poterlo fare.

Ho un figlio di 22 anni che a settembre parte per il Canada, andrà a vivere a Montreal con lo zio. Sono tanto felice per lui.

 

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