AL REATO DI STALKING NON SI PUÒ RIMEDIARE PAGANDO

Mentre proprio in questi giorni si affolla ulteriormente il tragico scenario delle donne vittime di femminicidio, è pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nuova legge sul sistema penale che depenalizza il reato di stalking. La riforma entrerà in vigore dal 3 agosto e, tra le varie modifiche, spicca il nuovo articolo 162 ter che contiene l’estinzione di varie ipotesi di stalking (quelle procedibili a querela rimettibile, numerose nella casistica giudiziaria) a fronte del pagamento di una somma di denaro ritenuta congrua da un giudice a titolo di condotta riparatoria.

162ter

[Versione trasmessa dal Senato alla Camera lo scorso marzo]

In parole semplici, un uomo che avesse perseguitato, molestato, minacciato una donna in modo grave, tanto da arrivare davanti a un giudice, potrebbe evitare la pena dimostrando di aver messo in atto «le restituzioni o il risarcimento» tali da eliminare «il danno cagionato dal reato» e perfino «le conseguenze dannose e pericolose del reato» stesso. La valutazione finale, «dopo aver sentito le parti e la persona offesa», starebbe naturalmente al giudice, anche per quanto riguarda la congruità dell’eventuale risarcimento. Il reato verrebbe estinto e, per eliminare ogni ingiustizia, per i meno abbienti è previsto il pagamento in comode rate.

Già da agosto, quindi, anche se le udienze sono interrotte per la sospensione feriale, e specialmente dal primo settembre, alla ripresa dei processi di primo grado e di appello, molti stalkers potranno comprarsi durante le indagini preliminari o i vari gradi di giudizio l’estinzione del reato, pagando una cifra più o meno simbolica, anche se la persona offesa non gradisce. Compresi gli imputati che sono sottoposti a misura cautelare, dal carcere al divieto di avvicinamento.

La drammatica storia di Ester Pasqualoni, l’oncologa di Teramo uccisa dallo stalker contro il quale aveva presentato due denunce, entrambe archiviate, dimostra che un comportamento persecutorio può sfociare nel massimo della violenza, tanto che la legge prevede che nei casi di femminicidio lo stalking venga perseguito anche in assenza della querela, altrimenti necessaria, da parte della persona offesa.

In un Paese come l’Italia, dove ogni due giorni viene uccisa una donna e che nel 2016 ha registrato 120 femminicidi, non ci possiamo permettere il minimo passo indietro. Lo Stato, soprattutto, non può tradire le donne due volte: prima esortandole a denunciare e poi archiviando le denunce, o peggio, trasformando il reato di stalking in un pagamento di una multa. Di mezzo ci sono in gioco le vite delle donne! A cosa dobbiamo ancora assistere prima che si pensi concretamente ad aiutare le persone vittime di abusi e violenze? La vita, la libertà di viverla, non possono essere considerati disponibilità del “più forte” o meglio ancora un privilegio, ma devono essere diritti esigibili a tutti gli effetti.

 

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